Intervista Euronews avv.Alessandro De Lauro
Italia, regina europea del turismo 2026: come cambiano le tendenze
Il 54% degli europei indica il nostro Paese come destinazione preferita per le vacanze estive, superando Spagna, Francia e Grecia. Il primato svela un nuovo modo di scoprire l’Italia
L’Italia si conferma la destinazione turistica più attrattiva d’Europa e rafforza il proprio primato nell’estate 2026. Registrando un tasso di saturazione OTA del 52,2%, rispetto a concorrenti come Spagna (42,8%) e Francia (32,9%).
“L’Italia mantiene il suo primato di meta privilegiata per i visitatori di tutto il mondo. Un risultato frutto di un costante lavoro di squadra tra Governo, imprese e operatori del settore. Ne siamo orgogliosi e guardiamo al futuro con ottimismo”, ha dichiarato il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Paura e incertezza cambiano il modo di viaggiare
intervista Euronews avv.Alessandro De Lauro
Anche il clima di incertezza sta modificando le abitudini dei viaggiatori. “Anche se indirettamente e dal punto di vista della tutela, noto dei cambiamenti”, osserva l’avvocato Alessandro De Lauro di Tutela del Viaggiatore. https://www.tuteladelviaggiatore.com/
“I turisti fanno sempre più ricorso alle polizze assicurative, non fidandosi più dell’imprevedibilità legata alla partenza, al rientro o a eventuali emergenze”, dalle guerre alle calamità naturali e agli incendi che hanno segnato l’estate. Una dinamica che ricorda quella del periodo post-pandemico, quando molti italiani preferivano restare in Italia per ragioni di sicurezza.
Oggi, però, alla prudenza si aggiunge anche una motivazione economica: il costo dei viaggi, in particolare dei voli, spinge molti a scegliere destinazioni nazionali raggiungibili in auto o con altri mezzi su gomma, spesso più convenienti e flessibili. Sicurezza, risparmio e maggiore controllo finiscono così per orientare verso vacanze più vicine, contribuendo anche alla riscoperta di borghi e territori meno conosciuti.
Dalla grande vacanza alla fuga di pochi giorni
Il turista italiano ed europeo sta cambiando. La vacanza non è più necessariamente il lungo viaggio organizzato mesi prima, ma sempre più spesso una sequenza di esperienze brevi, flessibili e personalizzate. Le mini-vacanze, i weekend fuori stagione e le fughe di pochi giorni stanno modificando il rapporto con il viaggio: meno tempo, ma più esperienze.
Oltre il 42% degli italiani preferisce periodi non di picco e mete meno affollate, sia per evitare il turismo di massa sia per contenere i costi. La ricerca di autenticità si accompagna quindi a una maggiore attenzione al budget e alla possibilità di distribuire le proprie vacanze durante l’anno.
Dietro il boom cambia il turista tipo
Dai dati sulla domanda internazionale a quelli sulle preferenze degli europei, il quadro restituisce un’immagine chiara: l’Italia continua a esercitare una forte capacità di attrazione turistica. In un contesto segnato da incertezze economiche e geopolitiche, il Paese conserva una posizione di primo piano grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico.
Ma a spingere gli europei verso l’Italia non sono solo le grandi città storiche, i musei e i siti archeologici. Il Belpaese offre ampi margini per sviluppare un turismo più distribuito, sostenibile e orientato alla scoperta dei territori meno conosciuti.
È qui che entra in gioco un fenomeno che può essere definito un vero cambiamento antropologico del viaggio. Se per decenni il turismo italiano è stato associato alle grandi città d’arte, alle località balneari e alle mete simbolo, oggi cresce il desiderio di allontanarsi dai percorsi più battuti.
I piccoli borghi interessano il 27% dei potenziali visitatori europei, mentre il 24% cerca tradizioni e folklore locali e il 22% predilige cammini ed esperienze nella natura. Non conta più soltanto “dove andare”, ma soprattutto come sentirsi mentre si è lì: vivere un territorio, conoscerne le tradizioni, mangiare prodotti locali, dormire in un luogo particolare.
Allo stesso tempo, shopping, movida e sport raccolgono percentuali molto più contenute: appena il 12% associa l’Italia allo shopping e al divertimento, il 9% alla vita notturna e il 6% alle attività sportive.
Questa trasformazione rappresenta un’opportunità particolare per l’Italia, che dispone di migliaia di borghi, territori rurali e piccoli centri rimasti per decenni ai margini dei grandi circuiti turistici.
Per molto tempo l’offerta italiana è rimasta legata a un modello nato durante il boom economico degli anni Sessanta: grandi località balneari, città d’arte, alberghi e turismo concentrato nei periodi di punta. Oggi, invece, la domanda si è frammentata e cerca qualcosa di diverso.
Dal turismo di massa al turismo della scoperta
A trasformare questa domanda hanno contribuito anche i social network. Instagram e le altre piattaforme hanno reso visibili luoghi che fino a pochi anni fa rimanevano fuori dalle mappe del turismo internazionale. Un borgo, una casa in pietra, una strada di montagna o un piccolo ristorante possono diventare una destinazione dopo essere comparsi nelle fotografie di un influencer o di un viaggiatore.
La scoperta turistica, quindi, non passa più soltanto dalle guide tradizionali. Passa dagli algoritmi, dalle fotografie e dai video condivisi online. E anche la scelta dell’alloggio è cambiata: piattaforme come Airbnb hanno contribuito a trasformare case private, dimore storiche e abitazioni nei centri più piccoli in vere e proprie esperienze di viaggio.
Il turista del 2026 sembra dunque cercare meno una semplice destinazione e più una storia da vivere e, spesso, da raccontare. Ed è proprio questa nuova antropologia del viaggio a poter trasformare l’Italia: non più soltanto Paese delle grandi mete turistiche, ma anche terra della scoperta, dei borghi nascosti e delle esperienze autentiche.